Bruno Cagli
Destinata a scoprire quella che fu aulicamente chiamata "la poesia degli oggetti" e a svelare la vita segreta che palpita nella fissità dell'attimo, la natura morta, genere nobile, è strettamente imparentata con il paesaggio. È anzi il paesaggio degli oggetti non-naturali o tagliati fuori dalla vita naturale, come il fiore reciso, il frutto tolto dall'albero. La connessione tra natura morta e paesaggio mi pare evidente nella pittura di Annamaria Russo dove i paesaggi conservano unità di ispirazione con le nature morte, siano esse composte con vasi di fiori dalla festosità ingannevole o siano invece composte da oggetti dalla presenza minacciosa come pendole e antichi orologi, che parlano di antichi affastellamenti.
Il materiale stesso usato dalla Russo, qui come nei paesaggi, dà ai quadri una fissità ed una stratificazione che la dicono lunga sui legami con la tradizione contadina e sui rapporti ancestrali con un mondo con il quale non si è cessato del tutto di far i conti o che forse si è voluto accantonare pagando un prezzo troppo alto. La natura della Russo è comunque natura morta per opera di un maleficio o di una colpa dalla quale finiscono per chiedere riscatto anche i suoi personaggi, contadini, vecchie e giovani donne che in questa pittura invocano lo stesso diritto alla riconquista di un ordine naturale infranto definitivamente dall'uomo del novecento. Ed è proprio in questa unità natura morta-personaggio-ritratto che i quadri della Russo riescono a trovare un equilibrio e riescono ad essere antichi e moderni insieme, anche per l'uso personalissimo e la scelta dei materiali e delle tecniche. Equilibrio formale che sul piano estetico trova verifica nell'incontro tra una näiveté di superficie ma autentica (come è sempre quella di chi presceglie tecniche e materiali al di fuori dei canali ufficializzati) ed una sapienza e saggezza di fondo che spendono senza parsimonia la poesia di una lunga e trasmessa tradizione popolare di humanitas.
Italo Carlo Sesti
Spirito materializzato e materia spiritualizzata soni i due estremi e poli di riferimento della pittura espressionista di Annamaria Russo. Se non si coglie questo orizzonte semantico non è possibile capire quella sostanziale unità d'ispirazione che anima i suoi diversi soggetti e non è pertanto possibile dare una motivazione precisa di quel fascino intenso di cose ancestrali che ci coglie alla vista delle sue tele. L'artista difatti prima ancora di ragionare su questo o quel soggetto ha come punto di partenza immediato la materialità stessa dei suoi mezzi espressivi, che tende a sottolineare e ad esaltare quella concentrazione di macchie intense di colore attraverso l'uso accorto della spatola. Ciò evidentemente potrebbe essere nient'altro che una particolare scelta formale, senza un implicito risvolto in chiave di poetica (non si tratta infatti del contenuto in se stesso, quanto dell'ambito artistico generale in cui esso sorge). A ben guardare però le opere della Russo non si presentano in quel modo come in seguito a determinate scelte estetiche: in realtà non potrebbero che essere cosi come sono e ciò proprio in base al valore che il "fare" (nel senso del greco poiein) acquista nel rapporto che l'artista istituisce con la materia della sua azione plasmatrice. È questo il motivo che ci spinge a parlare di ambito semantico: i significati cioè nascono proprio da qui e non da un aggancio di qualsiasi tipo con contenuti prescelti. Cerchiamo pertanto di comprendere meglio questo fatto. Plasmare la materia ha per Annamaria Russo il sapore di una incessante ricerca di un dato naturale ancestrale e di conseguenza autentico e incorrotto. È il tentativo di stabilire un rapporto esistenziale con le cose e gli uomini che vada al di là di tutte le sovrastrutture e incrostazioni. Che sia paesaggio o volto, natura morta o natura "viva", è un'ambiziosa volontà di definizione unitaria della vita quella che muove innanzitutto l'ispirazione della nostra pittrice. Nei suoi colori terragni, che rivelano una profonda corrispondenza con l'humus originario, si legge la chiara intuizione di uno spirito della vita che è legame immediato e incorrotto con il dato materico. Si fraintenderebbe a cercare tale spirito oltre, allo stesso modo che non è possibile vedere la materia come muta opacità. Nella corrispondenza di questi due termini - che più che dialettica saremmo tentati di definire monistica - si realizza quel tono profondo di meditazione e analisi interiore che caratterizza i quadri della Russo. In definitiva un messaggio di ritorno a fonti autentiche che più che semplice accenno è reale pratica della meta.