LE RIFLESSIONI DI ANNAMARIA RUSSO

Claudio Strinati

Il titolo di questa mostra è quanto mai appropriato alle intenzioni dell'autrice e al concreto risultato da lei conseguito. Tutta la carriera di Annamaria Russo, a ben vedere, è incentrata sul concetto delle "riflessioni" o meglio si potrebbe dire dei "rimandi" tra antico e moderno, tra passato e presente. L'ispirazione fervida e vivace della nostra artista si nutre costantemente di echi e suggestioni provenienti da mondi lontani ma rivissuti dall'autrice come una sorta di ininterrotto flusso che non conosce differenze e tutto unifica. Questo atteggiamento non ha niente a che fare con l'idea, pur nobile, della copia e neppure con quella, altrettanto interessante, della citazione. I modelli cui Annamaria Russo si ispira sono sempre chiaramente riconoscibili ma sono sempre involucri di forme che vengono totalmente ripensati e agganciati a un insieme stilistico che è tutto personale. Il passato preme sulla nostra artista ma come uno spunto inesauribile di idee e immagini che ella da un lato vuole preservare esaltandole e dall'altro vuole inglobare trasformandole.

Dunque ciò che ci ha preceduto diventa sostanza stilistica e parte integrante di un mondo fantastico e poliedrico che Annamaria Russo dipana con autentica ispirazione e autentica felicità visiva.
Oggi la vediamo a dialogo con Palazzo Venezia stesso in cui espone e gli echi spuntano letteralmente dai pavimenti del Palazzo su cui l'autrice conduce una delicata operazione di prelievo e rimontaggio delle immagini, segnando una nuova e significativa tappa di una carriera intensa improntata alla più grande spontaneità e, insieme, alla più acuta attitudine alla riflessione (questa volta il termine va interpretato proprio in senso speculativo) che la porta a trasformare l'analisi in sintesi e la colloca in una posizione interessante nel panorama artistico italiano del nostro tempo.


I PAVIMENTI DELL'APPARTAMENTO CYBO
LO SPAZIO CREATIVO DI ANNAMARIA RUSSO

Maria Selene Sconci

Lo spazio creativo che Annamaria Russo si è ritagliato realizzando questo lavoro sui pavimenti policromi di Palazzo Venezia è uno spazio fantastico, un posto ideale, luogo privilegiato dell'artista sannita che oggi utilizza il cartone pressato per realizzare delle opere "fuori serie" assolutamente uniche ed assolutamente speciali. Rapita dalla bellezza di un pavimento che si snoda senza soluzione di continuità per più di settecento metri quadrati, su un percorso lineare di circa 200 metri consistenti in un immenso puzzle costituito da una strepitosa teoria di pavimenti "a cellula autonoma", come dei veri e propri tappeti in muratura, l'artista ha monopolizzato il suo spazio e l'ha restituito ad i suoi pannelli policromi che rappresentano il suo immaginario d'artista.
Una mostra diffusa nelle sale dell'Appartamento Cybo di Palazzo Venezia; sale edificate agli inizi del XVI secolo da Lorenzo (Cybo), cardinal-nipote di Papa Paolo II Barbo ed, alla sua morte, continuatore ideale dell'ambizioso progetto costruttivo voluto, inaugurato e portato avanti dal Papa veneziano.
Annamaria ha colto l'atmosfera magica sprigionata dai pavimenti che rappresentano il giusto complemento neo-rinascimentale di una serie di decorazioni architettoniche volute e realizzate negli anni Venti del Novecento da Federico Hermanin, il primo Direttore del Museo di Palazzo Venezia cui fu affidato il compito di restaurare quegli ambienti e di restituire loro il giusto decoro estetico.
Quella caleidoscopica successione di mattonelle in cotto punteggiate di maioliche policrome posate secondo complesse e fantasiose geometrie ha rappresentato per Annamaria Russo uno stimolo creativo che l'artista non ha mai smesso di elaborare; quelle magiche policromie hanno toccato il suo cuore al punto di non consentire, per i due anni di riflessioni, altre motivazioni.

Il disegno viene utilizzato come griglia ideale in cui le zone di colore confluiscono in maniera docile e si dispongono sulla trama geometrica con la flessibilità di una precisa volontà evocativa. I pavimenti vengono citati mediante la precisa ripresa delle fughe prospettiche, e degli sguinci scelti dall'artista per attivare le dinamiche di movimento nelle riproduzioni selezionate.
La ricerca sull'immagine si sposta dalle due dimensioni dei pavimenti alla tridimensionalità della figurazione oggettuale: il linguaggio scelto è l'informale, l'obiettivo è quello di creare delle immagini/simbolo, delle icone dotate di grande forza rappresentativa; il punto forte della rappresentazione è costituito dallo spazio in cui si trova l'opera ed in cui viene in contatto con lo spettatore.
Annamaria Russo ripropone quasi di ristrutturare l'intero ambiente, di ricostruire idealmente il magico contenitore delle sue opere per coinvolgere lo spettatore al punto di sollecitarlo a trasformarsi egli stesso da spettatore dell'evento estetico, in attore. Ciò che accoglie e realizza questo processo è la creazione delle strutture spaziali disseminate nel Museo, poste a terra accanto alle opere esposte, a misurarne ed a sottolinearne le dimensioni, a rendere concretamente la percezione fisica dello stesso.
Straordinaria la risposta di Palazzo Venezia che si conferma spazio deputato per eccellenza, contenitore primario che espone se stesso ed accoglie le creazioni artistiche, modello ideale da ripetere ed interpretare: la sua eredità ha inciso fortemente sulla produzione di Annamaria Russo l'ha condizionata regalandole una formidabile motivazione, ed un'eccezionale opportunità linguistica.


LA TRAMA DEL TEMPO NELL' APPARTAMENTO CYBO

Anna Imponente

Secondo un'affermazione di Hans-Georg Gadamer "il mondo che appare nel gioco della rappresentazione non sta accanto al mondo reale come una copia, ma è questo stesso mondo reale in una più intensa verità del suo essere". Le sue parole sembrano condensare l'atteggiamento di quegli artisti impegnati nella pratica del ricreare, con un uso della citazione ben noto nella contemporaneità e che ha finanche identificato un movimento artistico quale il Citazionismo o Anacronismo, connotabile storicamente a partire dai primi anni Ottanta. Si aggiunge ora un senso urgente di ricostruzione del valore estetico del tempo, prossimo o remoto, un'esigenza di ricucitura nel tessuto delle cose, che può sfociare in un procedimento di riproduzione, vera o ipotetica, degli oggetti. Questa urgenza di determinare la distanza, la trama del tempo, di specificarla, quasi mapparla, è insita nelle opere di Annamaria Russo, sia nei disegni per la collezione del Museo Barracco di Roma (1999) che nelle acquetinte della serie Stabiae (2002), e ora in questi ultimi lavori.I mosaici di cartone pressato a mano con i quali reinterpreta i pavimenti in cotto e mattonelle policrome dell'Appartamento Cybo di Palazzo Venezia, a loro volta citazione voluta dal loro committente Federico Hermanin nel secondo decennio del Novecento, dialogano con i modelli, quello reale novecentesco e quello immaginario quattrocentesco, proseguendo il gioco dei rimandi, in un percorso di conoscenza della realtà che si dichiara da subito consapevole della sua intrinseca inadeguatezza. Annamaria Russo guarda i listelli blu e terragni che formano esagoni e quadrati e ne ripete la forma, ne segue i ritmi, ne enuclea la geometria. Ma ne demitizza la sostanza, costruendo oggetti deperibili, pronti a svanire di fronte al trascorrere del tempo, quel tempo stesso che evocano. Le composizioni fragili, animate dal colore e dal ritmo geometrico, personificano un presente instabile e ne accentuano il senso di continuo divenire. Appaiono incarnare un'attuale, nostalgica idea di panta rei, dove si ribadisce che senza mimesis l'arte sembra non avere consistenza.

ANNAMARIA RUSSO A PALAZZO VENEZIA

 Stefano Papetti

Tudy Sammartini, autrice di uno splendido volume dedicato ai pavimenti delle chiese e dei palazzi di Venezia, attribuisce il suo interesse verso questa forma d'arte trascurata dagli altri studiosi al fatto di essere stata una ragazza timida, abituata a tenere lo sguardo basso e dunque avvezza sin da bambina ad ammirare la bellezze dei mosaici e dei terrazzi lagunari.
Non credo che anche Annamaria Russo sia stata mossa nel suo apprezzamento per gli splendidi pavimenti dell'appartamento Cybo in Palazzo Venezia dalle stesse motivazioni che hanno spinto la studiosa veneta, ma non c'è dubbio che nel panorama dell'arte contemporanea italiana la ricerca che la pittrice sannita di adozione romana ha condotto sui raffinati pavimenti dell'austero palazzo voluto da Paolo Il rappresenti l'esito più felice di una congiuntura quanto mai rara. È infatti abbastanza inconsueto che un artista contemporaneo mostri interesse per gli aspetti meno di Stefano Papetti conosciuti ed appariscenti dell'arte del passato: se siamo avvezzi da tempo alle stucchevoli rivisitazioni di insigni capolavori del passato, risulta assai più raro che l'oggetto dell' attenzione sia un aspetto tra i più trascurati dell'artigianato artistico medievale e rinascimentale. Annamaria Russo ci ha abituato negli ultimi anni a queste incursioni in ambiti tecnici inusuali, sfruttando materiali diversi ed inconsueti: questa ricerca sui materiali dell'arte prende spesso le mosse da antichi saperi artigianali, ma il risultato, come in questo caso, è assai originale ed indipendente rispetto al motivo di partenza.
Le raffinate geometrie ricavate dalle tessiture pavimentali di Palazzo Venezia non hanno le forme chiuse degli originali, ma si perdono nell'infinito dello spazio ed hanno l'approssimazione del "non finito", lasciando alla nostra immaginazione la possibilità di concludere le trame della Russo nei modi più immaginifici.


RIFLESSIONI ALL'ANTICALEIDOSCOPIO

Marcella Cossu

Le Riflessioni presentate da Annamaria Russo all'interno dell'appartamento Cybo, squadernate sul fantastico pavimento come una fioritura improbabile di colori e perspex, una festa di tasselli geometrici e non geometrici, di forme stellari, frecce, girandole e vettori destinati a dissolversi all'interno della composizione ancor prima di avere raggiunto lo stadio di compiuta esistenza, testimoniano della totale libertà con cui la pirotecnica artista gioca tra moderno ed antico, invenzione e realtà, contenitore e contenuto. Anti-caleidoscopico è, nella serie di tavole scintillanti distribuite negli ambienti museali, il criterio scompositivo adottato, caratterizzato dall'irregolare frammentazione del "tutto" in tasselli cromatici che, lungi dal disporsi in un caos prevedibile come quello generato dal modello del cubismo analitico, o, per l'appunto, della visione prodotta all'interno di un caleidoscopio, sfuggono sistematicamente alla convenzione di un'euritmia imposta, liberandosi dalla “gabbia" di un prevedibile e qualunque decorativismo geometrico. In questo "scarto" risiede il quid d'imponderabile, e d'inquietante, che anima e pervade ciascuna delle Riflessioni. La citazione colta delle superfici musive a tasselli marmorei triangolari e a composizioni stellari, o a fasce, dei pavimenti e delle decorazioni policrome dei "cosmati" proliferanti in

periodo medioevale nelle regioni centromeridionali; la rielaborazione del forte impatto visivo prodotto dalla bellissima decorazione geometrica del pavimento dell'appartamento Cybo, dall'indimenticabile trinomio dei colori azzurro, blu profondo e rosso mattone; il fraseggiare infine delle"Tafeln" in perspex - materiale, tra l'altro, di per sé riflettente - variamente disposte, con minima movimentazione, ad instaurare un dialogo coni dipinti antichi che dalle pareti si tendono in loro direzione, nell'intento di superare, o quantomeno forzare, la barriera spazio-temporale rappresentata da un lato dal contenitore museale (che si fa oggetto medesimo di Riflessione), e dal rapporto di continuità dialettica tra passato e presente dall'altro, tutto questo risulta dalla "riflessione" al quadrato sulle installazioni qui presentate da Annamaria Russo. Il minimo comun denominatore che riunisce queste nuove 'creature' al passato più o meno recente dell'artista - e penso ai dischi in perspex trasparente o colorato, alle sovrapposizioni di trasparenze cromatiche, ai collage, ai grandi piatti in ceramica dalle composizioni astratte e vorticiste che ricordano a volte lo spazialismo di Fontana - è la grande attenzione, per non dire l'amore, a una vibrante dinamica del colore, declinato, accostato, interpretato con inesauribile vis inventiva.

© Annamaria Russo Aruss. All rights reserved. Powered by Multi Media Hermes.